L'INTERVISTA

«La mafia cambia le sue regole, ma ora siamo vicini a sconfiggerla»

di
Lo storico Salvatore Lupo: «La modernizzazione ha sparigliato le carte, i boss non seguiranno più i codici di una volta»

C’è un nuovo modus operandi tra le nuove generazioni di mafiosi che sembra allontanarsi dalla nota subcultura, fatta di codici, culturali e d'onore. Niente più regole, niente «deontologia» mafiosa, ma una capacità camaleontica nei comportamenti: cultura moderna che s'insinua in una metodologia arcaica. Premette che i fenomeni sociali non sono mai bianchi o neri, lo storico Salvatore Lupo: «Bisognerebbe prima capire se la mafia abbia mai davvero rispettato in pieno questi codici».

I rapporti familiari, in particolare quelli tra marito e moglie, hanno sempre risposto a regole precise, inderogabili: in questi giorni apprendiamo, da un'intercettazione, che la latitanza consente eccezioni, quando le consorti sono lontane, una scappatella si può tollerare. È il crollo di valori come la fedeltà.

«Diverse organizzazioni umane hanno codici che non sempre vengono rispettati: per i cattolici il tradimento è proibito, eppure in molti non si sottraggono. Un conto è ciò che si dichiara, un altro è il comportamento reale e, personalmente non credo che i mafiosi abbiano sempre avuto una vita sessualmente casta. La società umana si evolve e i codici sessuali diventano meno rigorosi, succede anche tra i mafiosi: sono lontane alcune teorie di antropologi vecchio stampo che non ammettevano comportamenti differenti dalle regole, la modernizzazione ha sparigliato le carte. Non ci sarà mai una mafia senza codici d'onore ma una società come quella mafiosa, prescrittiva, ordinata non esiste più: i mafiosi fanno parte della nostra società e obbediscono alle sue regole generali. Nel caso in particolare, le notizie arrivano da una intercettazione telefonica: al telefono si parla più liberamente, lo facciamo tutti».

Ma scricchiola qualcosa anche in altri campi. Il mafioso cerca lavoro e la figura del «mafioso indigente» sembra un ossimoro...

«All'interno delle cosche la redistribuzione del denaro non è mai stato equalitario: ci sono stati i più ricchi e i meno ricchi, a seconda delle circostanze storiche. Oggi la crisi grava sulla spesa pubblica e va a colpire i gruppi che hanno vissuto di spesa pubblica. Inoltre, Cosa nostra palermitana, cuore del cuore mafioso, è stata pesantemente colpita da una repressione che non ha precedenti a partire dal '93, dopo le stragi, ma direi anche dall'86, dal maxi processo: molti boss di primissimo piano sono finiti in galera, seppelliti dagli ergastoli. Il sistema democristiano non esiste più, dai traffici internazionali più lucrosi la mafia è stata spesso esclusa a vantaggio di altri concorrenti. La gente, sempre calata nella cronaca, forse non si rende conto che, storicamente, viviamo grandi cambiamenti: naturalmente tutto ciò non deve indurre a un facile ottimismo, ma alla realistica considerazione del fatto che certi gruppi sono stati messi nella condizione di non nuocere o di nuocere meno di prima».

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