Padre Puglisi, i vescovi: "Sia esempio per tutti"

Cominciati nella Cattedrale di Palermo i lavori nella cappella dell’Immacolata, che accoglierà la nuova tomba in marmo con le spoglie. Per i pastori siciliani il sacerdote ucciso dalla mafia fu un prete "schietto e senza compromessi, fedele a Cristo"
Palermo, Archivio

PALERMO. Esempio per sacerdoti e vescovi e per tutti coloro che vogliono diffondere «su questa nostra terra tribolata una luce di speranza». A poche settimane dalla beatificazione di don Giuseppe Puglisi, il sacerdote palermitano martire ucciso dalla mafia il 15 settembre di venti anni fa, l’episcopato siciliano invia un messaggio ufficiale che annuncia a tutte le diocesi l’evento, che dà un significato particolare all’Anno della fede. Per la cerimonia del 25 maggio prossimo a Palermo si stanno mobilitando tutte le chiese locali, in alcuni casi anche fuori dall’Isola, e le prenotazioni giunte alla segreteria organizzativa hanno raggiunto quota 56 mila. Un numero esorbitante che difficilmente potrà essere accolto all’interno dello stadio Barbera di Palermo, dove è prevista la celebrazione per la beatificazione. Si sta cominciando a studiare l’ipotesi di un piano B, individuando un altro luogo in città che possa contenere un così grande numero di persone, per esempio il Foro Italico. Ma la decisione dovrebbe maturare la prossima settimana.
«Quella di don Pino Puglisi è la vicenda di un sacerdote totalmente conformato a Cristo che visse il suo ministero presbiterale come servizio a Dio e all’uomo. Egli attuò un apostolato di promozione umana avendo come riferimento costante l’annuncio del Vangelo» scrivono i vescovi, sottolineando l’azione educativa e l’instancabile invito alla conversione e all’incontro con Dio. «La sua mitezza e la sua incessante azione missionaria - aggiungono i vescovi di Sicilia -, evangelicamente ispirata, si scontrò con una logica di vita opposta alla fede, quella dei mafiosi i quali ostacolarono la sua azione pastorale, con intimidazioni, minacce e percosse fino a giungere alla sua eliminazione fisica, in odio alla fede».
Ma la Conferenza episcopale siciliana, presieduta dal cardinale Paolo Romeo, sgombra il campo dalla tentazione di farne un «santino». «La sua azione pastorale nella logica dell’incarnazione si è svolta nella ferialità di una vita “normale” - dicono i vescovi -, senza compromessi, senza protagonismi, senza vetrine mediatiche, testimoniando nella quotidianità della vita la fedeltà al suo ministero sacerdotale e l’amore alle persone a lui affidate. Questo schietto modo di essere di don Pino Puglisi incoraggia tutti noi, vescovi, presbiteri, diaconi, consacrati e laici, ad attingere alla Parola di Dio e all’Eucarestia il sostegno necessario per la nostra missionarietà nella diffusione del Regno di Dio e per la promozione dell’uomo». E qui si inserisce un forte appello alla conversione di coloro che «sembrano più refrattari. Questa fu una delle vie perseguite dal nostro beato. Diceva, infatti, don Pino in una sua omelia: “Mi rivolgo ai protagonisti delle inutili intimidazioni che ci hanno bersagliato. Parliamone, spieghiamoci, vorrei conoscervi e conoscere i motivi che vi spingono a ostacolare chi cerca di educare i vostri figli al rispetto reciproco, ai valori della cultura e della convivenza civile”». E aggiungono: «Consapevole che la cultura mafiosa impera là dove ci sono bisogni primari ancora da soddisfare e che non ci può essere liberazione senza promozione umana, don Puglisi scriveva: “C’è nella parrocchia un buon fermento di persone impegnate in un cammino di fede, nel servizio liturgico, catechistico e caritativo, ma i bisogni della popolazione sono molto superiori delle risorse che abbiamo”».
I vescovi siciliani invitano, dunque, tutte le Chiese locali a guardare all’esempio di don Pino. E la Cattedrale di Palermo si sta preparando ad accogliere in maniera definitiva le spoglie mortali del prossimo beato, che già riposano temporaneamente nella cappella delle reliquie. Un paio di giorni fa sono cominciati i lavori nella cappella dell’Immacolata, dove sarà posto il sarcofago in marmo all’interno del quale, prima del 25 maggio, sarà conservato il corpo di don Puglisi.

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