Comune senza soldi, a Palermo si pensa alla tassa di soggiorno

Secondo le stime interne che contano 4 milioni di turisti, l'imposta potrebbe fruttare circa 2 milioni e mezzo di euro. Ma al vaglio della giunta ci sono anche altre imposte
Palermo, Cronaca

PALERMO. La quadra dei conti del Comune passa da una discussione aperta che cerca l’equilibrio anche nelle visioni politiche dei singoli assessori. Divergenze di opinioni sul documento finanziario che secondo alcuni dovrebbe essere di tipo contabile - alla luce della situazione finanziaria delle casse pubbliche -, secondo altri componenti della giunta, invece, l’ideale sarebbe recuperare, attraverso il bilancio, fondi per investimenti, senza escludere l'ipotesi di valorizzazione di parte del patrimonio immobiliare.
Al vaglio della giunta ci sono nuove imposte (come la tassa di soggiorno da un euro a stella, che potrebbe fruttare - secondo le stime interne che contano 4 milioni di presenze turistiche - circa 2,5 milioni di euro l’anno), oppure tasse più alte (dalla Tarsu all’Imu, che potrebbe gravare in più non sulla prima casa ma dalla seconda in poi). Ma gli assessori pensano anche a soluzioni patrimoniali, che implicano vendite, ma non solo: l’idea è di «mettere a profitto» gli immobili del Comune, considerando l’ipotesi dell’affitto, dell’uso a garanzia di mutui, della cartolarizzazione - impegnando futuri crediti certi (come ad esempio le multe) o dell’internalizzazione dei servizi.
Nessuna spaccatura - sottolineano dall’interno. Solo punti di vista e approcci differenti per gestire un patrimonio che, nudo e crudo, varrebbe sei volte il bilancio da un miliardo e duecento milioni. L’amministrazione ha tempo fino ad ottobre per trovare la soluzione più efficace a colmare quei 29 milioni mancanti e ha già avviato l’inventario dei beni per conoscerne la consistenza. «La sintesi tra la tenuta dei conti e il rilancio dello sviluppo non sarà meramente matematica - anticipa il sindaco Orlando -. Palermo, come tanti altri Comuni d’Italia, sta vagliando, senza escludere aprioristicamente alcuna ipotesi, quali risposte dare alla nuova situazione determinata dal recente provvedimento sulla spending review, per altro ancora non convertito in legge e che potrebbe subire durante il processo di conversione».

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