Pure il raid degli abusivi a scuola

Nuova emergenza alla Falcone dello Zen. Occupata la casa del custode. Il preside: "Vogliono occupare la struttura"
Palermo, Archivio

PALERMO. Prima il muro sfondato, ora i mattoni, il secchio col cemento e una scritta inequivocabile che invita a non chiamare gli «sbirri», perché tanto è inutile. Allo Zen è di nuovo guerra aperta allo Stato. E l'istituto comprensivo Falcone si è definitivamente trasformato in un baluardo, che in molti tentano di espugnare. L'ultimo assalto ha tutta l'aria di un tentativo di occupazione abusiva, contro cui il preside Domenico Di Fatta si sta battendo strenuamente, «perché se occupano la casa del custode, siamo nei guai».
Tutto comincia giovedì scorso, quando proprio il preside si accorge che sul muro esterno di quel piccolo edificio in disuso e chiuso con una catena, accorpato al complesso scolastico, c'è uno squarcio e il cancello è stato forzato. Tante volte il preside ha chiesto all'amministrazione di poter riattivare quella piccola struttura, magari inviando qualche unità del personale in forza al Comune, che possa vigilare e fare da deterrente contro le ripetute irruzioni nella scuola. Ma finora l'unico modo per non farla occupare è stato murarne l'ingresso. Neanche questo, evidentemente, è stato sufficiente. Il buco sul muro lo dimostra. Di Fatta chiama i carabinieri della stazione San Filippo Neri, si ipotizza un'azione isolata di qualche senzatetto in cerca di riparo dal maltempo. Si esclude un raid teppistico, come i tanti che hanno messo a dura prova la scuola negli ultimi anni, malgrado l'esistenza dell'impianto di videosorveglianza.
Ma ieri mattina la nuova scoperta comincia a chiarire un po' i contorni della vicenda. «Durante il week-end - spiega Di Fatta -, sono tornati. Hanno sostituito il lucchetto della catena che chiude il cancello, hanno portato dentro mattoni, la caldarella per il cemento. Insomma, hanno fatto capire quali sono le loro intenzioni». «Non chiamate gli sbirri» hanno spruzzato su una parete, tanto non servirà, perché quella casa a loro serve e l'avranno. E' questo il messaggio chiaro recapitato a preside, carabinieri e amministratori. Ma Di Fatta non si arrende e avverte di nuovo i carabinieri, denuncia, sollecita gli uffici dell'Edilizia scolastica a mandare i tecnici capaci di scaricare le immagini che il circuito di videosorveglianza ha catturato.
«C'è una telecamera puntata proprio sulla casa del custode - aggiunge il preside -. Qualcosa avrà ripreso». I tecnici comunali arrivano solo nel pomeriggio, prendono atto della situazione e promettono che torneranno questa mattina per scaricare i filmati che il preside consegnerà ai carabinieri. Nella speranza che la qualità delle immagini sia decente, perché l'impianto è di vecchia generazione e spesso riprende i volti in maniera poco nitida.
Intanto, gli operai del Coime dovrebbero rimettere in sicurezza la casupola sfondata. Il dirigente Francesco Teriaca, su comunicazione dell'Edilizia scolastica, ha dato disposizione che già questa mattina arrivino gli operai armati di cemento e mattoni. Chissà se faranno prima degli aspiranti occupanti abusivi.

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