Agrigento "in bianco" si riscopre bella

E' positivo il bilancio della Notte bianca che si è svolta lo scorso 10 e 11 settembre. Un evento dedicato all'arte, alla musica e ai giovani
Palermo, Archivio

AGRIGENTO. Le bocche spalancate dei più piccoli, le risa, gli applausi divertiti dei più grandi tra le affabulazioni degli artisti da strada, e poi la pioggia che ha fatto capolino al termine della prima serata di festeggiamenti, sottraendosi però alle previsioni della seconda. Si sono concluse con un bilancio positivo le due giornate della Notte Bianca di Agrigento, del 10 e 11 settembre scorso. Giunta alla sua quarta edizione, grazie allo sforzo e all’impegno dei componenti de “Il Tamburino”, associazione culturale che ha portato ad Agrigento, a partire dal 2007, la Notte Bianca e l'Acragante Art Fest (festival degli artisti di strada, giunto alla sua seconda edizione). L’intento, come si legge dal loro sito, è quello di “ridestare le menti assopite e far riscoprire le bellezze dimenticate della propria città, creando un movimento culturale che faccia risplendere l'antica Akragas”. E se la città rinasce dalla notte è ancora più emozionante, soprattutto se uno studiato gioco di luci si muove attraverso i profili della Valle dei Templi, avvolgendo gli spettatori con una bellezza naturale tra le più imponenti al mondo. La Via Sacra, quella che congiunge il tempio della Concordia, agli Archi Bizantini e il tempio di Giunone, è stata scenario della prima serata di eventi che ha visto esibirsi artisti da strada internazionali. Da segnalare l’argentino Emiliano Sanchez e il suo teatro gestuale, il connazionale Marcos Masetti bravo equilibrista con lo spettacolo della corda molle, e l’eccezionale performance del Drago Bianco, alias Antonio Bonura, fuocoliere che già nella precedente edizione aveva affascinato il pubblico, e che in entrambe le serate, soprattutto in quella conclusiva dell’11 settembre, nella splendida cornice della chiesa del Santo Spirito, ha irretito il pubblico nel suo “dialogo” intenso e sensuale col fuoco. Meno brillante il palermitano Luigi Ciotta: la simpatia iniziale del suo clown, in livrea rossa da fattorino, si perde tra equilibrismi imprecisi e un coinvolgimento piuttosto piatto. Poco convincente anche lo spettacolo di Simone Romanò, busker e circense specializzato in verticalismo, giocoleria e palo cinese. A coinvolgere ed esaltare il pubblico, nella trance finale della prima serata, il genere fantasioso “Gipsy-Ska-Funk-Salsa-Reggea-World-Latin chiamato ‘Cremekes-style’”(come si legge nel loro myspace), del gruppo belga El Créme Glace Quès. Concerto conclusosi un po’ prima del previsto per colpa della pioggia. La serata dell’11 settembre, nonostante la presenza di eventi organizzati nei comuni limitrofi, ha ottenuto un’affluenza maggiore. Negozi aperti, locali e pub organizzati con musica dal vivo, dj station dislocate in vari punti per richiamare l’attenzione della gente, e invitarla a riscoprire zone della città poco conosciute. A concludere le due serate il concerto del gruppo napoletano, Almamegretta, sul palco allestito a Piazza Pirandello.

“Il Vortice” e le street perfomance. Mai slogan per la Notte Bianca poteva essere più idoneo. Un “vortice” di musica, chiacchiericci, balli, e passi che si sono mossi tra i vicoli e le dimenticate straduzze arabe (da Via Porcello a Piano Sanso) volutamente coinvolte in un percorso, talvolta dispersivo – è un appunto che occorre fare –, ma necessario per promuovere quegli angoli dimenticati di un Agrigento “che ne vale la pena”. Una rivisitazione in chiave artistica del centro storico affidata a Peppe Cumbo, attraverso dj set, videoinstallazioni, estemporanee di pittura e scultura, proiezioni di cortometraggi, mostre di pittura, concerti live, giochi di luce sulle facciate dei palazzi storici più prestigiosi, proiezioni fotografiche, mostre all’interno dei chiostri e dei musei della città. Sono stati proprio i passi all’interno di quel vortice l’immagine più forte di questa edizione. Passi barcollanti, nevrotici, ebbri, passi di ogni età muoversi in traiettorie da tempo inesplorate, all’interno di una città sveglia che non si è mostrata stanca, rispondendo alle aspettative dei suoi organizzatori. «La realizzazione della Notte Bianca è una nostra creatura – ha commentato Francesca Autiello componente dell’Associazione “Il Tamburino” e ideatrice della campagna grafica della Notte Bianca -. E’ stata l’edizione migliore sia artisticamente che organizzativamente, considerando i tempi e il poco budget, 30 mila euro. Oltre 20 mila euro sono stati impiegati per spese fisse di service, pubblicità, realizzazione spot, passaggi tv, assicurazione per la Valle dei Templi… poco meno di 10 mila euro la parte destinata agli artisti che si sono esibiti nelle tre serate, compresa quella d’apertura del 9 settembre».

I limiti e le polemiche. La coraggiosa scelta di coinvolgere tutto il centro storico per rivalutarlo, non ha trovato tutti d’accordo, come si legge nei vari forum sul web in cui alcuni cittadini lamentano la dispersività degli eventi. In effetti, nella seconda serata, artisti, forse, meno brillanti, come il catanese Fefè, beneficiando di una collocazione più “rintracciabile”, si è esibito davanti a una piazza gremita, rispetto al più interessante Emilio Sanchez, che non godeva di un pubblico altrettanto vasto, esibendosi nello stesso momento, ma in una postazione differente. Tra le lamentele che si leggono sul web anche la lettera di un agrigentino che denuncia l’assenza di bagni chimici. Sicuri che fossero stati montati all’interno della Valle, durante la prima serata, non sembra siano stati previsti e collocati durante la seconda.

Il volto nuovo di Agrigento. A differenza di altre città di Italia, le cose nel sud e in città lambite dallo spopolamento come Agrigento non offrono grandi prospettive. Ma in una visione del bicchiere mezzo pieno il territorio, per le stesse ragioni, offre grandi spazi e nuove prospettive, seppur attraverso le strettoie di budget all’osso e un’Amministrazione poco presente. In un panorama piuttosto complesso e contraddittorio esistono però associazioni e movimenti come “Il Tamburino”, che raccoglie giovani e non, di varie professionalità, che hanno deciso di riprendere in mano la propria città e riscattarla attraverso la rivalutazione del patrimonio artistico e culturale di cui essa gode. Tanti i progetti avviati in questi anni dal gruppo, proprio in questi giorni è ripartita la campagna contro il rigassificatore di Porto Empedocle, a cui aderisce sia il sindaco di Agrigento, Marco Zammuto, che artisti locali come Lello Analfino, leader dei Tinturia.

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